Dal prato al polistirolo
Ciao.
Come, non mi riconosci ?
Ma dai, non far finta di niente: anche se posso capire il tuo stupore, son certa che ci siamo già incontrati, visti e rivisti, nel passato tuo tempo bambino, in tanti posti che l'età "adulta" deve aver cancellato dalla memoria. Eh già, anch'io sono cambiata parecchio, però sono arrivata fino a qui per vedere la tua faccia di fronte all'inesorabile battito dell'orologio ....
Quando eri piccola ti ho già vista, sai ? Dapprima ti ricordo mano nella mano della mamma che venivi a farmi visita, quando aprivi la porta ed io ero lì, tranquilla, seduta vicino ai miei bambini, e tu - un pochino intimorita dalla mia pur pacifica stazza - a fatica ti avvicinavi per darmi una veloce carezza sul muso pieno di mosche, mentre io dimenavo la coda per scacciarne altre e ti guardavo coi miei occhioni solo apparentemente indifferenti. Sentivo che anche la mia vita sarebbe cambiata ma non sapevo nè come nè quando. Come tutte le cose del mondo.
E poi ti ricordo, più grandicella, col fidanzato mentre venivi a mangiare al nostro ristorante, posto rinomato ma che io potevo solamente - per fortuna - immaginare a quel tempo: più diventava conosciuto e più, la mattina, non trovavo più gli amici con cui condividevo quella pur modesta ma tutto sommato serena stalla.
Anche per me è iniziato il triste, tragico momento al quale voi parete tanto affezionati dal proporne sempre nuove ed estenuanti repliche: la guerra.
Da quel momento è iniziato il mio calvario, il mio ultimo viaggio: sono stata portata via di forza dalla mia stalla natale, mi hanno cominciato a trattare con i piedi, vivevo al gelo ed al buio, non avevo nemmeno la forza mentale di comprendere con quale velocità e crudeltà potesse accadere quel beffardo presente.
Sono stata ferita, anche apposta, mi hanno gettata in depositi dove eravamo in migliaia come me - che un tempo sarei riuscita ad etichettare come amici, ma che in questa situazione non erano altro che simili buttati in faccia ad una tragedia -, non potevo sentire poichè il fracasso era insostenibile, ci tormentavano sempre, ogni momento, la mia felice stalla era lontana decine di chilometri di prati verdi e silenziosi ....
Anche dai miei bambini mi avevano separata a forza, nemmeno un ultimo muggito di commiato, niente: quelli vestiti di bianco chiazzato di rosso pareva stessero facendo tutto di corsa, meccanicamente ...
Ho trascorso giornate da incubo che ti voglio risparmiare, poichè spero che, almeno tu, possa leggere questi versi e ricordarti, finalmente, della tua amica maculata che - come ti hanno insegnato a scuola con parecchia ipocrisia - un tempo poteva trascorrere "serenamente" la propria vita su un grande prato, sotto al sole, schernita da automobilisti di passaggio oppure munta, con poco rispetto ma - comunque - sufficiente dignità.
Ora mi trovo qui, ben più smilza e slanciata del tempo in cui tu mi conoscesti: il contrasto è ben evidente, in questa bella ed ergonomica confezione di polistirolo, all'interno della quale io recito il ruolo di fettina insanguinata: hanno pure fatto i modo che i miei resti più "belli" vengano pagati. Eh sì, non posso nasconderti che ci sono migliaia, milioni di persone che arrivano in questi grossi scatoloni pieni di cose (delle quali vengo indegnamente considerata un'immancabile parte) che non si degnano nememno di considerare ciò che sono stata, ciò che ho significato per la vita e per l'Esistenza: e mi infilano frettolosamente io un trenino di metallo con le ruote, per portarmi via - sempre in tutta fretta - e tentano di arroventare pure la mia anima - che, almeno lei, è viva e sorridente - sopra il fuoco.
Ma io, che ora non peso più quintali ma pochi grammi e sono leggera come il vento che mi accarezzava nelle mattine di maggio quando scorrazzavo lenta in mezzo ai campi di margherite, ora ho un cuore più grande, più capiente di quello "animale" che avevo là, in mezzo al verde al fianco dei miei bambini, e non me la sento di sostituirmi alla Grande Forza che mi ha generata per condannare chi mi ha trattata in questo modo aberrante, rendendo la mia vita un tunnel buio all'interno del quale, verso l'uscita, sono stata trasformata in un freddo ma redditizio codice a barre.
Come, non mi riconosci ?
Ma dai, non far finta di niente: anche se posso capire il tuo stupore, son certa che ci siamo già incontrati, visti e rivisti, nel passato tuo tempo bambino, in tanti posti che l'età "adulta" deve aver cancellato dalla memoria. Eh già, anch'io sono cambiata parecchio, però sono arrivata fino a qui per vedere la tua faccia di fronte all'inesorabile battito dell'orologio ....
Quando eri piccola ti ho già vista, sai ? Dapprima ti ricordo mano nella mano della mamma che venivi a farmi visita, quando aprivi la porta ed io ero lì, tranquilla, seduta vicino ai miei bambini, e tu - un pochino intimorita dalla mia pur pacifica stazza - a fatica ti avvicinavi per darmi una veloce carezza sul muso pieno di mosche, mentre io dimenavo la coda per scacciarne altre e ti guardavo coi miei occhioni solo apparentemente indifferenti. Sentivo che anche la mia vita sarebbe cambiata ma non sapevo nè come nè quando. Come tutte le cose del mondo.
E poi ti ricordo, più grandicella, col fidanzato mentre venivi a mangiare al nostro ristorante, posto rinomato ma che io potevo solamente - per fortuna - immaginare a quel tempo: più diventava conosciuto e più, la mattina, non trovavo più gli amici con cui condividevo quella pur modesta ma tutto sommato serena stalla.
Anche per me è iniziato il triste, tragico momento al quale voi parete tanto affezionati dal proporne sempre nuove ed estenuanti repliche: la guerra.
Da quel momento è iniziato il mio calvario, il mio ultimo viaggio: sono stata portata via di forza dalla mia stalla natale, mi hanno cominciato a trattare con i piedi, vivevo al gelo ed al buio, non avevo nemmeno la forza mentale di comprendere con quale velocità e crudeltà potesse accadere quel beffardo presente.
Sono stata ferita, anche apposta, mi hanno gettata in depositi dove eravamo in migliaia come me - che un tempo sarei riuscita ad etichettare come amici, ma che in questa situazione non erano altro che simili buttati in faccia ad una tragedia -, non potevo sentire poichè il fracasso era insostenibile, ci tormentavano sempre, ogni momento, la mia felice stalla era lontana decine di chilometri di prati verdi e silenziosi ....
Anche dai miei bambini mi avevano separata a forza, nemmeno un ultimo muggito di commiato, niente: quelli vestiti di bianco chiazzato di rosso pareva stessero facendo tutto di corsa, meccanicamente ...
Ho trascorso giornate da incubo che ti voglio risparmiare, poichè spero che, almeno tu, possa leggere questi versi e ricordarti, finalmente, della tua amica maculata che - come ti hanno insegnato a scuola con parecchia ipocrisia - un tempo poteva trascorrere "serenamente" la propria vita su un grande prato, sotto al sole, schernita da automobilisti di passaggio oppure munta, con poco rispetto ma - comunque - sufficiente dignità.
Ora mi trovo qui, ben più smilza e slanciata del tempo in cui tu mi conoscesti: il contrasto è ben evidente, in questa bella ed ergonomica confezione di polistirolo, all'interno della quale io recito il ruolo di fettina insanguinata: hanno pure fatto i modo che i miei resti più "belli" vengano pagati. Eh sì, non posso nasconderti che ci sono migliaia, milioni di persone che arrivano in questi grossi scatoloni pieni di cose (delle quali vengo indegnamente considerata un'immancabile parte) che non si degnano nememno di considerare ciò che sono stata, ciò che ho significato per la vita e per l'Esistenza: e mi infilano frettolosamente io un trenino di metallo con le ruote, per portarmi via - sempre in tutta fretta - e tentano di arroventare pure la mia anima - che, almeno lei, è viva e sorridente - sopra il fuoco.
Ma io, che ora non peso più quintali ma pochi grammi e sono leggera come il vento che mi accarezzava nelle mattine di maggio quando scorrazzavo lenta in mezzo ai campi di margherite, ora ho un cuore più grande, più capiente di quello "animale" che avevo là, in mezzo al verde al fianco dei miei bambini, e non me la sento di sostituirmi alla Grande Forza che mi ha generata per condannare chi mi ha trattata in questo modo aberrante, rendendo la mia vita un tunnel buio all'interno del quale, verso l'uscita, sono stata trasformata in un freddo ma redditizio codice a barre.