Centomila bambini Italiani hanno una famiglia gay

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Centomila bambini Italiani hanno una famiglia gay

Messaggio da alFaris » ven ott 17, 2008 9:54 pm

Centomila bambini Italiani hanno una famiglia gay

Come avevo già postato precedentemente, ora anche il corriere della sera dedica uno sguardo ai figli dei genitori gay, numerosissimi in Italia benchè manchi un adeguata regolamentazione.
Ecco i dati della ricerca Modi.di, condotta nel 2005 da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità:
- Il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni ha prole .
- Se si considerano tutte le fasce d’età sono genitori un gay o una lesbica ogni 20.
- E, dato ancor più significativo, il 49% delle coppie omosessuali vorrebbe avere bambini (anche se non si specifica agli omosessuali di quale età hanno fatto questo sondaggio).

La legge riconosce solo il genitore biologico «Bimbi discriminati, andiamo in tribunale»
Infatti all'anagrafe questi bambini hanno una sola madre. Mentre la madre che li ha cresciuti dalla nascita insieme alla madre biologica non figura da nessuna parte. Nonostante questo i bambini pretendono entrambe le firme delle mamme sulla pagella ed entrambe le mamme quando finiscono in ospedale (la legge prevede che solo i "familiari" siano presenti). I bambini pretendono ovunque la presenza di entrambi i genitori, considerandoli tali a tutti gli effetti. Quindi è giusto essere considerate famiglie di serie B dalla legge, e avere la metà dei diritti che generalmente vengono concessi alle altre famiglie?

Per tutelare i loro diritti tre anni fà è nata l’associazione Famiglie Arcobaleno(http://www.famigliearcobaleno.org/). All’inizio gli iscritti erano 15, oggi sono 400 di cui circa 170 famiglie e ben 110 bambini.

Questi bambini solitamente provenivano da precedenti unioni eterosessuali. Ma oggi sono sempre maggiori le donne che procedono con l'inseminazione artificiale oppure cercano un donatore amico. Ma spesso si ricorre anche alla famiglia composta da quattro genitori, due gay e due lesbiche, che si mettono d’accordo per fare un figlio e poi lo allevano insieme.

Ora il punto centrale è, questi bambini crescono ugualmente sani? Gli psicoterapeuri dicono di si, e spiegano che non è affatto importante il sesso dei due genitori nè il loro orientamento sessuale. Soprattutto nei primi anni di vita l'importante sono cure costanti, essere molto presenti presenti e dedicargli molto affetto. Tutte cosi possibili in una famiglia omosessuale.
Gli unici possibili danni sono quelli prodotti dalla separazione o divorzio dei due genitori.

Questi bambini sono molto più tolleranti, meno conformisti agli stereotipi di genere. Poi la quasi totalità di questi bambini è eterosessuale, come l'incidenza più frequente dell'orientamento sessuale.

Quindi che lo riconosciate o no, siamo già famiglia

Pubblicato da RaGe a 8.59
Etichette: corriere della sera, famiglia, omogenitorialità, omosessualita

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Figli dei gay, centomila in Italia

Messaggio da alFaris » ven ott 17, 2008 9:56 pm

Tratto da: http://www.corriere.it/cronache/08_magg ... 6ba6.shtml

Le nuove famiglie
Figli dei gay, centomila in Italia
La legge riconosce solo il genitore biologico «Bimbi discriminati, andiamo in tribunale»

Federico, Joshua e Sara sono bambini come gli altri. Socievoli, sereni, bravi a scuola, pieni di amici, a volte capricciosi, a volte ubbidienti. Ma diverso è il loro certificato anagrafico perché per la legge italiana, a differenza di quanto avviene in molti altri Paesi europei, questi tre minori hanno un solo genitore, la loro mamma biologica. L’altra madre, quella che li ha cresciuti dalla nascita insieme alla sua compagna, non figura da nessuna parte. Loro fanno finta di niente. Quando portano a casa la pagella pretendono che la firmino tutti e due i genitori. E se finiscono in ospedale vogliono averli al fianco entrambi. Ma la verità è che sono «figli di un dio minore», cittadini di serie B, costretti a vivere con la metà delle tutele dei loro coetanei. È il destino che il nostro Paese riserva ai piccoli nati nelle famiglie omosessuali, una possibilità non contemplata dalla nostra legislazione.

In Italia si calcola che siano centomila i minori con almeno un genitore gay. Ci sono quelli nati da unioni eterosessuali, poi sfociate in un divorzio, ma molti, sempre di più, sono invece vissuti sin dall’inizio in una casa con due mamme e due papà. Secondo la ricerca Modi.di, condotta nel 2005 da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni ha prole. Se si considerano tutte le fasce d’età sono genitori un gay o una lesbica ogni 20. E, dato ancor più significativo, il 49% delle coppie omosessuali vorrebbe avere bambini.

Per coronare il loro sogno molti vanno all’estero. Le lesbiche in Spagna o nel nord Europa dove possono ricorrere alla fecondazione assistita. Gli uomini in Canada o negli Stati Uniti in cerca di una madre surrogata. Altre coppie, invece, scelgono la strada del fai da te. Le donne ricorrono all’autoinseminazione o cercano un donatore amico. Ma non è rara la famiglia formata da quattro genitori, due uomini e due donne, che si mettono d’accordo per fare un figlio e poi lo allevano insieme. Per tutelare i loro diritti tre anni fa è nata l’associazione Famiglie Arcobaleno (http://www.famigliearcobaleno.org). All’inizio gli iscritti erano 15, oggi sono 400 di cui circa 170 famiglie e ben 110 bambini. Numeri sicuramente destinati a crescere: «Ogni settimana — dice la presidente Giuseppina La Delfa, accento francese, capelli neri corti e un bel sorriso—accogliamo uno o due nuovi soci. Abbiamo tre gruppi di persone: gli aspiranti genitori, le famiglie costituite in ambito omosessuale e quelli che hanno avuto figli in relazioni eterosessuali e ora vivono in una coppia gay. Questi ultimi soffrono di più psicologicamente, possono avere problemi nella separazione e nel divorzio, a volte non riescono a vedere i loro bambini o ad ottenerne l’affidamento. Le famiglie omogenitoriali, invece, vivono meglio il quotidiano perché sono un nucleo costituito alla luce del sole ma hanno una montagna di problemi legali».

Per tutelarsi si va dall’avvocato prima ancora della nascita dei pargoli. «Ma i margini sono molto stretti — spiega Stefania Santilli, legale milanese dello sportello Famiglie Arcobaleno —. Si può fare un accordo di co-genitorialità in cui si dice che la madre o il padre non biologico deve allevare il figlio in caso di decesso dell’altro.Ma sono delle scritture private che non hanno valore giuridico. Si può fare il testamento biologico e ricorrere a un trust, un accordo giudiziario per affidare i propri beni a una terza persona».

Molti Paesi europei hanno trovato una soluzione a questi problemi dando un ruolo al genitore sociale attraverso leggi ad hoc che tutelano questi rapporti tra adulti e bambini. «Così si arriva al paradosso—spiega Santilli— che, per esempio, i figli di una coppia italo-tedesca hanno due genitori in Germania e uno solo in Italia». Su questo argomento le Famiglie Arcobaleno stanno preparando quattro cause pilota da presentare nei tribunali italiani perché «l’Europa prevede che un bambino —spiega La Delfa—non possa essere discriminato a seconda di dove vive. È un’incongruenza che diventi orfano passando un confine».

Ma come crescono i figli dei genitori omosessuali? Decine e decine di studi, fatti all’estero, dimostrano che non ci sono problemi. «L’orientamento sessuale dei genitori non incide sullo sviluppo del bambino — spiega al Corriere Fulvio Scaparro, psicoterapeuta, specializzato sui temi dell’infanzia e della famiglia — il quale soprattutto nei primi anni di vita ha bisogno di affetto, presenza costante, attendibilità, armonia dei genitori e capacità di guida. Una famiglia omosessuale, dunque, è in grado di far crescere un bambino al meglio».

Nel libro Bambini ai gay? Margherita Bottino, psicologa, e Daniela Danna, sociologa, descrivono i figli degli omosessuali come bambini più tolleranti, meno conformi agli stereotipi di genere, cresciuti da genitori con più alto grado di istruzione e di autoconsapevolezza di quelli eterosessuali. «È chiaro — spiega ancora Scaparro —che un bambino o una bambina che cresce in una famiglia omosessuale è portato a vedere con occhio più favorevole le diversità, ad essere magari meno conformista. Questo non è né un vantaggio né uno svantaggio. Il vero pericolo per questi bambini sono i pregiudizi di una società, la nostra, in cui la famiglia è quella tradizionale, sposata, magari in chiesa. Su questo c’è da combattere ».

Elizabeth O' Connor, americana, madre di due bambine e coautrice con la sua compagna Suzanne M. Johnson di For Lesbian Parents non ha nessuna difficoltà ad ammettere che delle differenze esistono: «Le nostre figlie sono molto androgine, più propense ad entrare in campi tradizionalmente maschili, giocano in modo meno stereotipato per il genere, come può essere negativo tutto ciò? I maschi mostrano una tendenza simile, hanno una propensione molto forte all’accudimento, e anche ciò non può essere negativo. La maggior parte di essi realizza alla fine di essere eterosessuale. Come psicologa penso che sia tutt’altro che negativo poter considerare tutte le possibilità prima di decidere chi si è».

Monica Ricci Sargentini
05 maggio 2008

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